Kiosa è il posto dove un testo viene letto una seconda volta. Il testo com’era, il testo com’è e quello che ne pensi stanno sulla stessa riga; e l’originale non sparisce quando accetti una correzione. Resta lì, a fronte, per tutto il tempo.
Se non sai quale Mac hai: menu → Informazioni su questo Mac, alla voce Chip o Processore.
Se Kiosa ce l’hai già, non serve scaricare niente: quando esce una versione nuova te la propone da sola, all’avvio.
Doppio clic sul file scaricato.
Comparirà un avviso azzurro, «PC protetto da Windows», con scritto che SmartScreen ha impedito l'avvio di un'app non riconosciuta. È normale e non vuol dire che ci sia qualcosa che non va: Windows lo mostra per ogni programma senza certificato di firma, e un certificato costa qualche centinaio di euro l’anno. Per proseguire:
L’installazione non chiede privilegi di amministratore: mette l’app solo per l’utente che la installa, con un collegamento nel menu Start e sul desktop.
Se un antivirus blocca l’installer o lo mette in quarantena, non è perché ci sia qualcosa dentro. Il file non porta un certificato di firma e quasi nessuno l’ha ancora scaricato, e certi antivirus (Norton più di altri) trattano così qualunque programma che non conoscono. Ripristinalo dalla quarantena e aggiungi un’eccezione, oppure scrivi a ciao@azzz.it.
Tieni internet acceso durante l’installazione. L’app usa il browser che c’è già nel sistema: su Windows 11 c’è sempre, su Windows 10 a volte manca e l’installer lo scarica da sé. Dopo, l’app funziona anche offline.
Apri il .dmg e trascina Kiosa nella cartella
Applicazioni.
Al primo avvio macOS si rifiuterà di aprirla, per la stessa ragione di Windows: l’applicazione non è firmata con un certificato Apple. Il messaggio può essere di due tipi, e si risolvono in due modi diversi.
Se dice che «non è possibile verificare lo sviluppatore»:
Da lì in poi si apre con un doppio clic come qualunque altra applicazione. Sulle versioni recenti di macOS il vecchio trucco del clic destro → Apri non funziona più: bisogna passare dalle Impostazioni di Sistema.
Se invece dice che l’applicazione «è danneggiata e non può essere aperta», non lo è. È solo il modo in cui macOS tratta un programma scaricato e non firmato. Apri Terminale (Applicazioni → Utility) e incolla questa riga:
xattr -dr com.apple.quarantine "/Applications/Kiosa.app"
Poi premi Invio e riapri l’applicazione. Quel comando toglie solo il contrassegno «scaricato da internet» da quell’unica applicazione.
Trascini un file nella libreria (Word, EPUB, PDF, testo o Markdown), oppure incolli direttamente il testo nella casella. Poi si lavora su una griglia di tre colonne, una riga per capoverso: a sinistra il testo com’era, che compare solo dove hai cambiato qualcosa; al centro il testo su cui stai lavorando; a destra le note, ognuna all’altezza del capoverso che commenta.
| Invio | spezza il capoverso nel punto dove sei |
| Maiusc + Invio | va a capo restando nello stesso capoverso |
| Backspace a inizio riga | riattacca il capoverso alla fine del precedente |
| Ctrl + M | annota il capoverso in cui stai scrivendo |
| Ctrl + F | cerca e sostituisci in tutto il testo |
Si salva da solo. Il corsivo si scrive *così* e il grassetto
**così**: entrano da Word in questa forma e tornano in Word come
corsivo e grassetto veri, con le note a piè di pagina. Alla fine il testo esce
in Word, e con lui il rapporto delle modifiche: com’era, com’è e le note,
capoverso per capoverso, da mandare a chi ha scritto il testo.
I testi sono file leggibili, uno per testo, in
Documenti\Kiosa\documenti su Windows e
~/Documents/Kiosa/documenti sul Mac. Per un backup basta
copiare quella cartella. Disinstallando l’app, restano lì.
Per tutto il resto scrivi a ciao@azzz.it, dicendo che versione hai in mano: sta scritta in basso nella pagina iniziale dell’app. Non mandare i testi: non servono.